“No soltar la calle”. Intervista a Natalie Arriagada, candidata alla costituente cilena per i movimenti per il diritto all’abitare

Operatrice sociale di 33 anni, madre single, militante di lunga data del comitato di Maipú, municipio periferico di Santiago, del Movimiento de Pobladoras y Pobladores Vivienda Digna, un’organizzazione che porta avanti lotte per il diritto all’abitare, Natalie Arriagada Acosta è candidata al suffragio per la Convenzione Costituzionale del prossimo 11 aprile in Cile. Si presenta nel distretto 8 per la lista “Indipendenti e Movimenti Sociali dell’Apruebo”, una delle tante reti di movimenti e sindacati di base sorte negli ultimi mesi per portare le istanze sociali ad essere protagoniste della difficile transizione costituente. Il suo obiettivo dichiarato è no soltar la calle, cioè non abbandonare le piazze, ma portarle, attraverso una mobilitazione permanente, a affiancare, condizionare e incidere dal basso su tutto il processo di scrittura della nuova costituzione. Un processo che, non a caso, si debe solo alla tenacia, al coraggio, alla predisposizione alla lotta di un popolo che da più di un anno è in stato di vera e propria insurrezione, pagando oltretutto un costo umano altissimo, con più di 30 manifestanti uccisi dai Carabineros, centinaia di feriti, spesso con perdita degli occhi, e migliaia di prigionieri politici. Un processo che però è riuscito a creare una frattura profonda e irreversibile nel sistema di democrazia sequestrata e di neoliberismo radicale di cui il Cile è modello in tutto il mondo. Un processo che, infine, è comunque reso difficile da un’elite che non ha intenzione di concedere facilmente diritti sociali rivendicati da decenni, e che ha posto, attraverso l’Accordo per la Pace e la Giustizia Sociale del 15 novembre 2019 (firmato anche da partiti dell’opposizione e della coalizione di sinistra Frente Amplio), duri ostacoli alla scrittura di una nuova costituzione, come il principio dei ⅔ per approvare gli articoli, che darà potere di veto alla classe politica (ed economica) e il divieto di ridiscutere gli accordi intenazionali, tra cui una trentina di trattati di libero scambio. Limiti che solo una forte lotta popolare, insieme a una maggioranza nella Convenzione Costituzionale, potrà sperare di rompere e superare.

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